In viaggio verso Washington, scriviamo finalmente un post dedicato alla bellissima città di Philadelphia. Già perché nel blog abbiamo parlato poco di lei, abbiamo preferito viverla, quindi rimediamo descrivendovela per bene.
Philadelphia, chiamata anche affettuosamente Philly, fu il principale focolaio dell’opposizione alla politica coloniale britannica e capitale della nuova nazione fino al 1790. Direi che il capitolo storico è finito, altrimenti mi si addormentano i lettori. Tornando a me e Andre, abbiamo deciso di visitare subito l’Independence National History Park, definito anche “il miglio quadrato più ricco di storia di tutta l’America” (e questo la dice lunga), all’interno del quale è possibile visitare:
- il Liberty Bell Centre che contiene una campana che gli americani venerano come gli arabi venerano i peli del naso di Maometto (vedi Istanbul). Il motivo di tanta attenzione è che i suoi rintocchi hanno accompagnato la prima lettura pubblica della Dichiarazione di Indipendenza, sfortuna vuole che la campana fosse stata fatta con il sederino (o magari era made in China), quindi si è crepata fino a diventare inutilizzabile. Ora è un po’ come Elvis o Kurt Cobain, gli americani vanno in pellegrinaggio per ammirare il suo splendore sfiorito e nella mente immaginano il suo suono;
- l’Independence Hall, la sala dove i delegati si incontrarono per approvare la Dichiarazione di Indipendenza. Di questo splendido edificio sono rimasti originali solo i muri, tutto il resto è farlocco;
- tutto intorno c’è un bellissimo isolato di casette che loro garantiscono originali e che ti dovrebbero mostrare come vivevano i coloni.
Ovviamente la visita ci ha occupato quasi tutta la giornata, scandita da uomini e donne vestiti con abiti dell’epoca che si aggiravano raccontando fiabe o parlando del più e del meno.
Nella strada verso casa abbiamo deciso di passare per l’Italian Market, molto carino, ma come sempre di vero italiano credo ci siano solo le bandiere.
Davvero interessante South Street, via ricca di locali e negozi di ogni genere, ci siamo fermati sia per pranzo che per cena. A proposito di cena, da bere abbiamo chiesto il secchiello “della felicità”, contenente 5 bottiglie di Corona. Ai lati del secchio c’era l’apribottiglie, ovviamente Andre, che è un Ingegnere, non aveva capito come funzionava l’arcano meccanismo . Io l’ho illuminato. Ha voluto aprire tutte le altre bottiglie, per dimostrarmi che aveva capito. Bravo amore!! (prima che gli spiegassi come funzionava, aveva preso una bottiglia, l’aveva capovolta e tentato di aprirla dopo averla agitata. il risultato è stato che la bottiglia si è aperta quel tanto da far uscire un fuoco d’artificio di birra, ma non abbastanza per poter togliere del tutto il tappo).
Ci siamo ambientati talmente bene a Philadelphia che non potevamo non andare in una laundrette, nonché lavanderia a gettoni. Abbiamo portato i nostri vestii puzzolenti, abbiamo preso una monodose di detersivo, abbiamo caricato la lavatrice, l’abbiamo avviata e ci siamo seduti ad aspettare. Finita la lavatrice, l’abbiamo svuotata, abbiamo messo i panni nell’asciugatrice, abbiamo aspettato, li abbiamo ritirati e siamo tornati a casa. Voilà, vestiti puliti, Andre&Ele contenti.
Ultima visita quartiere dei musei, lungo le rive del fiume Schuykill (si pronuncia skookill) dove abbiamo incontrato il Museum of Art e la sua scalinata resa famosa dal film Rocky I (non fa male, non fa male!!! Adrianaaaaaanaa!), del quale è possibile ritrovarne la statua ai lati. Non sappiamo per quale ragione, ma quel luogo ha la più alta densità di turisti italiani, erano tutti lì!
Questa è la Philadelphia di cui non vi avevamo ancora parlato. È davvero stupenda.
Ps: ci siamo anche tolti lo sfizio di assaggiare il piatto tipico di Philadelphia: la Cheese Steak! La gente viene qui anche solo per provare questa delizia!! Ovviamente, da italiani, eravamo abbastanza scettici sulla bontà della cosa, che infatti si è rivelata essere l’ennesimo panino riempito con carne tipo polpetta con sopra una sottiletta…meno male che lo fanno solo a Philadelphia!




quasi quasi mollo il lavoro e vado ad aprire un baracchino negli USA dove faccio pasta, caseoula e lùganega. Presumo impazzirebbero…
PS: che bell i tag di questo post! PELI, VENERAZIONE
ha ps, ma all’Italian Market non avrete mica incontrato LUI (http://www.youtube.com/watch?v=UhHhXukovMU)?
Fede se molli tutto per aprire un baracchino così ti seguo al volo..agli americani manca la buona cucina italiana,vuoi che nn apprezzino certi piatti??
non ci credo che andre non sia riuscito ad aprire una corona… di solito gli basta uno sguardo…miittico
a presto
Nooo…Italian Spiderman non lo trovo proprio
Rispetti le donne!!!