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Il pagellone

Con questo post “chiudiamo” ufficialmente il viaggio negli Stati Uniti. È vero, siamo un po’ in ritardo, ma vogliamo permettere al nostro più assiduo lettore (Fede666) di passare anche la prossima settimana a commentare e spammare quando dovrebbe invece lavorare :-) !

Eh già, perchè i picchi di accesso sono stati tutti durante i giorni lavorativi (anche 200 al giorno!)…durante i weekend invece non ci filavate minimamente…è un cosa che fa riflettere! Comunque siamo stati orgoglioni di aver fatto parte del vostro cazzeggio quotidiano!

Ed eccoci quindi al pagellone finale:

Voto 1 alle autostrade, specialmente per l’invenzione delle uscite a sinistra e per non riuscire a fare più di 5km con un numero costante di corsie (da 2 a 6, a 4 a 5 con una exit only).

Voto 2 ai turisti italiani, perchè proprio dove il made in italy viene adorato, mostrano il lato peggiore del nostro paese…inoltre, senza voler fare i razzisti, chissà perchè stiamo parlando di gente al di sotto dell’Arno.

Voto 3 ai negozi e musei che chiudono con precisione svizzera tutti tra le 5 e le 6…quando si tratta di mangiare o comprare un ipod invece…24 su 24…mah! Stesso dicasi per la mancanza di vita notturna di alcune città, che, passate le 20, diventano deserte.

Voto 4 in generale alla sporcizia delle grandi città (strade e B&B)…sarà che le nostre aspettative erano molto alte, ma abbiamo sentito cose che voi umani potete immaginare solamente andando nelle peggiori province della Cina o della Turchia (vero Davide?)…

Stewie e i broccoli

Stewie e i broccoli

Voto 5 alla televisione americana (anche la cableTV). Il voto è una media tra un 10 per la serie infinita di repliche di Simpson, Family Guy, American Dad, CSI, Friends, le partite di Texas Hold’em, le gare di NASCAR e le telenovelas messicane (capolavori!) e 0 per il numero altrettanto infinito di interruzioni pubblicitarie.

Voto 6 per l’assoluta mancanza di stile degli americani nel vestirsi…si salvano davvero in pochi!! Non parliamo poi delle taglie assolutamente enormi che abbiamo trovato: nonostante la panzetta, io (Andrea) navigavo nelle S…qui o sono enormi o super-palestrati!

Voto 7 al cibo, perchè se non ci si limita ai fast-food è comunque di buona qualità…discorso diverso per i drink dove conviene invece limitarsi a barili di birra e non provare neanche a chiedere un martini bianco o un mojito!

Voto 8 per quanto strano all’inizio, sentirsi chiedere “come va?” ogni volta che si incontra qualcuno e, più in generale, la disponibilità di tutti (vedi i ranger) è qualcosa che ci mancherà molto qui in Italia.

Voto 9 per il numero incredibile di parchi in città (e il modo in cui sono curati) e la quantità di verde e di foreste appena usciti dalle città.

Voto 10 alla multiculturalità ed alla libertà, al di là della banale retorica…un esempio? Vedere nella stessa strada 2 chiese (una cattolica, una evangelica), una sinagoga, un tempio buddista e una moschea…quasi a farsi “concorrenza”!

Tirando le somme: non ci ritorneremmo subito subito, ma ne è valsa davvero la pena!

On the road again

Il viaggio è un po’ lunghetto, ma niente di che. Fermata da Dunkin’ Donuts, Andre ha le voglie e non poteva aspettare un attimo di più: “Voglio uno Smoothieeeeeeeeeeeeee!!!”… e Smoothie sia (comunque si tratta di un frappé alla fragola con molto ghiaccio). Ora si riparte.

Dunkin Donuts

Dunkin Donuts

Tornando a ieri, dicevamo che queste località di mare di giorno sono davvero accoglienti e piene di gente, ma verso le 4 inspiegabilmente gli americani lasciano di massa la spiaggia (nonostante il sole sia ancora alto nel cielo), si dirigono probabilmente a casa e queste, fino ad un attimo prima, ridenti cittadine, si trasformano in deserti. Il lato positivo è che sono posti dove chi ama meditare si troverà completamente a suo agio, il lato negativo è che quando esci per cenare ti rendi conto che se non avessi la Lonely che ti indica l’unico locale miracolosamente aperto probabilmente saresti morto di fame. L’unica salvezza sarebbe stato il CVS/Pharmacy (catena di supermarket), aperto 24/7.

Nel nostro girovagare ci siamo trovati infine sulla spiaggia, dove ci siamo goduti una stellata come non si è mai vista…ma faceva un freddo terribile!

Dovete sapere che ciò che rende questi paesi spettrali con il calar della sera, oltre alla mancanza totale di persone e macchine, c’è anche l’assenza di illuminazione. 

Un’altra curiosa mancanza, ma questa riguarda qualsiasi città/località di questa costa, è la totale mancanza di locali lungo le spiagge.

Tornando alla cena, Andre ha deciso di rimanere leggero per il viaggio che lo attendeva oggi, quindi si è limitato ad un super piatto di pesce fritto. Ha dormito come un sasso. Ha funzionato.

Dopo 4 orette di viaggio molto tranquillo (leggi una biblica rottura di coglioni per chi guidava), l’arrivo a New York è un po’ traumatico: fermi a 30 km dall’aeroporto, in pieno Bronx. Bene. Proviamo le strade interne. Sono ancora peggio. Tornati sulla Interstate, ci facciamo la nostra oretta di coda che ci obbligherà a correre come dei pazzi tra restituzione del catorcio, check-in, security e imbarco al gate.

Ce l’abbiamo fatta…si riparte verso l’Italia, anche se dal modo in cui parlano tutti i passeggeri, sembra di stare su un Milano-Roma delle 7.30 di mattina ;-)

“Epigolo”

Stiamo tornando di corsa a NY per prendere l’aereo che ci riporterà a Milano :-(

Intanto vi mettiamo un paio di foto di ieri…posto molto rilassante, anche se un po’ mortino la sera! Prometto che in aereo ci metteremo a scrivere qualcosa di più interessante (tipo pagellone della vacanza, ecc…)

A presto!!

Dopo il MIT, non potevamo non bighellonare nelle stradine di un’altro noto ateneo: l’Harvard University.

Harvard

Harvard

Pronti e scattanti prima abbiamo preso la metro verde, poi rossa, scendiamo alla fermata che guarda caso si chiama Harvard, saliamo le scale…ed eccoci arrivati! Un delirio di gente, chi corre di qui, chi di là…mi sa che ci siamo beccati l’open day, va bhe dai, facciamo un po’ di slalom, usciamo dal casino e finalmente ci immergiamo nei giardini che circondano tutti gli edifici di questo immenso campus.

La popolazione locale è molto differente da quella del MIT: in poche parole il MIT sta ad Harvard come il Politecnico sta a qualsiasi altra università (ecco, non siamo a livelli da IULM). Quindi come potete intuire qui la gente sa divertirsi, ha tendenzialmente più soldi e instaura rapporti con il sesso opposto durante gli anni universitari ;-)

Sulla strada del ritorno abbiamo cercato di sfruttare il periodo di saldi, ma come già successo all’outlet, io (Andre) navigo nella S…non parliamo poi delle scarpe, che sono tutte di dubbio gusto, a meno di voler sembrare (1) un giocatore di basket o (2) un gangster anni ‘20…gira e rigira, mi toccherà comprare qualcosa a Milano :-(

Boston Common

Boston Common

Commento generale: Boston è davvero bella e ci è piaciuta più di tutte le altre (compresa Philly), ma, c’è sempre un ma, è molto piccola e hai l’impressione di averla già scoperta completamente.

A livello di vita notturna è comunque una città viva, ha moltissimi locali sparsi quasi ovunque, anche se ieri sera siamo tornati a Cambridge (dove c’è Harvard) e ci siamo rimasti un po’ maluccio, insomma pensavamo che con un ateneo del genere la vita nella zona fosse particolarmente attiva e ricca, invece non c’è quasi nulla.

In attesa della pubblicazione del pagellone della vacanza, ce ne andiamo al mare a Cape Cod.

Ciaoooooooooooooooooooo!!

Boston

Boston

Arrivati a Boston, lasciamo le valigie nel B&B, ascoltiamo tutto quello che il padrone di casa (questa volta sano e nella norma) ha da dirci e poi…si parte alla scoperta di questa città, che in molti hanno detto essere davvero bella. 

C’è un modo molto turistico per vedere Boston e i suoi quartieri migliori in poche ore, ed è percorrendo il Freedom Trail, percorso segnato da una doppia fila di mattoncini rossi che ti porta su e giù per tutti i luoghi che hanno partecipato a livello storico all’Indipendenza (gira e rigira in Usa se qualcosa è storico è perché ha avuto a che fare con ’sta cavolo di Dichiarazione d’Indipendenza, poi non è successo nient’altro, che paese morto…).

E così ci siamo lasciati guidare e abbiamo percorso la Old City e il North End, nonché Little Italy locale. E qui ci siamo lasciati trasportare dai profumi tutti italiani dei ristoranti, siamo entrati in una gastronomia e non riuscivo a staccare il naso dal bancone ricoperto di pecorini e asiago (Andre è profondamente convinto che io abbia provato un’esperienza extra-sensoriale), ci siamo ritrovati a provare un po’ di nostalgia per quegli odori che in Italia sono ovvi e quotidiani. Altro che Little Italy di New York, banale e bruttina, piena zeppa di cinesi e dove l’unica cosa italiana sono delle bandiere kitsch che spuntano timorose qua e là. A Boston non ci sono bandiere, non ci sono striscioni, è tutto più intimo, raccolto, ma c’è, la presenza italiana è forte…e magari ti capita anche di incontrare una piccola sfilata per la festa di Sant’ Antonio.

Per cena ci siamo fermati a mangiare in un mercato coperto, costituito da mille localini che producevano ogni tipo di cibo. Andre si è preso una super porzione di sushi, io due fette di pizza margherita che, strano ma vero, era strepitosa.

Ricordate il bacarozzo di New York nel negozio messicano che avevo percepito? 

Ieri sera mi stavo recando in bagno, un po’ assonnata accendo la luce, sto per entrare e indovinate chi attraversa la stanza in tutta la sua lunghezza? Si, proprio lui, un bacarozzo di dimensioni non ancora accertate. Ma la pipì scappava, mi sono fatta coraggio, mi sono convinta del fatto che comunque sono più grossa di lui e sono entrata. Quando sono tornata in camera Andre mi ha guardata in faccia e l’unica cosa che ha detto è stata “cosa hai visto?”. Da ieri vado in bagno scortata.

La mattina dopo ci siamo rilassati, dedicando una mezza giornata al meritato cazzeggio con brio. Il meteo locale prometteva pioggia, perciò abbiamo deciso di andare a visitare il museo d’arte. Entriamo e ci dirigiamo al bancone per fare i biglietti:

“Hi”

“Hi”

“2 tickets, please”

“Sure”

“Are we eligible for student discount?”

“Yes, show me your student ID”

“Ok, but it’s an Italian University” (gli passo la tessera)

“Aaaaaaaaah, Bergamo! …dai vi faccio entrare gratis.”

“????” (siamo increduli) “Ma parli bene italiano.”

“Si, sono cresciuto a Milano.”

“Grande!! Grazie!”

…e ce ne siamo andati con i nostri biglietti a costo zero, è proprio vero che tra connazionali ci si aiuta.

Per quanto riguarda il museo, come per quello di Washington, è molto carino, ha un sacco di opere di artisti famosi, ma probabilmente si tratta sempre dei soliti scarti dei musei europei. Almeno ci provano :-)

Nel pomeriggio invece, pellegrinaggio (per Andrea) al MIT, che abbiamo scoperto essere, oltre che una nota università, anche meta turistica preferita di indiani e cinesi…intere famiglie (con nonni al seguito), passano infatti le loro estati girovagando per le aule e gli immensi prati di questo di questo quartiere universitario!

E via di outlet

E sì, perché con l’euro a 1,5 dollari, non potevamo resistere alla tentazione di fare del sano shopping, ovviamente in un super outlet locale.

Il parcheggio semivuoto dell'outlet...chissà perchè!

Il parcheggio semivuoto dell'outlet..chissà perchè!

Strano a dirsi, ma chi dei due si è lanciato alla pazza gioia di spendere e spandere è stato…ANDRE!!! Si si, proprio lui, che mi ha ubriacata facendomi svolazzare tra un negozio e l’altro, comprando di tutto, dalle polo ai calzini, dai jeans all’orologio.

Sacchetti, sacchetti, sacchetti

Sacchetti, sacchetti, sacchetti

Io mi sono “trattenuta” comprando solo qualche capo di abbigliamento.

In effetti c’è da riconoscere il fatto che qui marche come Levi’s, Ralph Lauren, Calvin Klein e Tommy non costano praticamente nulla (quando si trova la taglia, visto che a volta navigavamo nelle S!!).

Grazie Roma

che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova (anche negli Stati Uniti).

Sfatiamo i miti #5

…e comunque gli americani sono inondati dalla pubblicità (soprattutto TV, ma anche radio)…roba che la TV italiana è una novellina.

Sfatiamo i miti #4

…e comunque anche in piena costa Nord Est ci sono sempre più scritte bilingue (spagnolo)!

Si avvicina l’ultima tappa del nostro viaggio :-(

Potremmo sintetizzarlo in: Washington…foreste, foreste, foreste…Scranton (la città più brutta d’America)…foreste, foreste, foreste, foreste, foreste…Woodstock…foreste…Albany e in questo momento…foreste, foreste, foreste…

E sì perché abbiamo deciso di prendercela con comodo e di salire per 500 e passa km utilizzando solo superstrade e statali interne per tenere fede al titolo del blog.

Truck on truck

Truck on truck

11 ore di macchina, intervallate da piccole pause per pranzo/pipì, code e benzina.

A proposito di pranzo, siamo finiti in un diner ad Hazleton, l’unica forma di vita sulla State Route 93 in un raggio di 30 miglia. Quello che ci ha stupito è stata la grandezza del diner che avrebbe potuto contenere fino a 400 persone, aveva 4 maxi schermi e wi-fi gratis. L’idea comune è che probabilmente è l’unico posto dove tutta la gioventù del luogo si ritrova nel weekend.

Una delle mille fattorie

Una delle mille fattorie

Gli ultimi 100 km fino a Woodstock ce li siamo fatti sulla statale 209, che attraversa le Catskills Mountains, che danno il nome a questa piccola regione ricca di cittadine, aziende agricole, centri di villeggiatura e foreste. Dicono che in estate sia colonizzata dai newyorkesi con la puzzetta sotto al naso, un po’ come succede alla Val Camonica con i milanesi.
Per tutti coloro che sono nostalgici dell’epoca hippy (vedi Andre che mi ha costretto a questo pellegrinaggio, che tra l’altro gli dovevo considerando Perth Amboy) sappiano che Woodstock è diventata una città un po’ fighettina (come Ponte di Legno, per continuare il parallelismo) con sporadiche comparse di personaggi in stile, piuttosto mal ridotti e in età avanzata. Presentano ancora segni evidenti di appartenenza alla specie attraverso lunghi capelli (un po’ sporchi), vestiti trasandati e chitarre in spalla.

Benvenuti a Woodstock

Benvenuti a Woodstock

Qualche km prima il vero benvenuto te lo offre un mega concessionario di Harley Davidson, che di per se non sarebbe così inusuale se non fosse che per i precedenti 90 km le uniche forme di civiltà erano fattorie.
Verso sera ci siamo diretti ad Albany, capitale dello Stato di New York, dove abbiamo deciso di passare la notte. Guidati dalla pubblicità di una nota catena locale di Motel, abbiamo deciso di alloggiare in una delle loro “great ” stanze. Le stanze effettivamente non erano male, anche se Ele, fissata con la pulizia, ha dovuto chiudere tutti e due gli occhi, l’alternativa, secondo lei, sarebbe stata la disinfestazione. Ma siamo sopravvissuti, anzi, è sopravvissuta, e ha pure dormito bene.

Mancano solo 5 miglia a Boston. Dicono che è una città bellissima. Sperem!

Alla prossima!!

Woodstock è sempre Woodstock

Woodstock è sempre Woodstock

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